Vita donata
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In memoria di Thomas Merton, nell’anniversario della sua morte - nella
presenza della sua vita donata. Una persona matura si rende conto facilmente
che il ...
1 giorno fa
"Non smettere di scolpire la tua propria statua"
Plotino, Enneadi I 6, 9, 13
“La perfezione sta nell’essere come il Maestro… Il nostro Maestro è stato disprezzato, il servo non deve essere onorato; il Maestro è stato povero, il servo non deve essere ricco; il Maestro ha vissuto col lavoro delle sue mani, il servo non deve vivere con le proprie rendite; il Maestro andava a piedi, il servo non dovrebbe andare a cavallo; il Maestro stava in compagnia dei piccoli, dei poveri, degli operai; il servo non deve stare insieme ai grandi signori; il Maestro è passato per un operaio, il servo non deve passare per un gran personaggio; il Maestro è stato calunniato, il servo non deve essere lodato; il Maestro è stato mal vestito, mal nutrito, male alloggiato, il servo non deve essere ben vestito, ben nutrito, bene alloggiato; il Maestro ha lavorato, si è affaticato, il servo non deve riposarsi; il Maestro ha voluto apparire piccolo, il servo non deve voler apparire grande… ”Il brano rende manifesto come l'atteggiamento di Charles sia di totale aderenza all'esempio storico del Cristo. La sequela Christi è qui radicale. Tuttavia a mio modo di vedere siamo ancora su un livello orizzontale. Dal mio punto di vista - e da quello dei miei autori di riferimento - l'esempio del Cristo costituisce sì la guida massima e perfetta di vita cristiana, ma l'esercizio di quella virtù non coincide certo con la visione di Dio. L'esercizio delle virtù occupa un gradino ben preciso, costituisce una disposizione ben determinata, ma l'anima attende ancora di essere elevata e di toccare Dio. La critica che vorrei muovere a questo passo è quella di essere "eccessivamente" Cristico. Ossia, il richiamo del Cristo alla povertà e alla solitudine non indica tanto una povertà e una solitudine materiale o esteriore; il Cristo non ha mai elogiato la povertà o la vita eremitica ma si è mosso su un piano ulteriore: sii povero di Spirito, non povero nella carne! Ecco che il distacco non va tanto esercitato sulle cose materiali - ben inteso che la disposizione va curata aderendo alla vita del Cristo - bensì nello Spirito. La povertà è povertà delle passioni, dei pregiudizi, delle incrostazioni "umane troppo umane" che appesantiscono l'anima. La solitudine non è il fuggire l'uomo ma saper stare "da solo", fare i conti con la propria anima e saper scendere in quella cittadella interiore che ognuno ha in sè. Allora divenire il Cristo, realizzare l'unione mistica, non consiste solo nell'esercitare il distacco materiale bensì significa muoversi su un piano decisamente più alto - e, al contempo, più "basso", ossia più vicino al "fondo" dell'anima. E' bene tenere distinti il mezzo e il fine: l'esercizio delle virtù francescane può certo aiutare la visione ma non si tratta del vero distacco, che anela ad un piano ulteriore.
Charles De Foucauld
Ora io dico: come può avvenire che il distacco dell’intelletto senza forme né immagini riconosca in sé tutte le cose, senza rivolgersi verso l’esteriorità e trasformare se stesso? Dico che ciò deriva dalla sua semplicità: più l’uomo è puramente e semplicemente distaccato da se stesso in se stesso, più semplicemente riconosce ogni molteplicità in se stesso, e permane immutabile in se stesso.
M. Eckhart, Sermone “Homo quidam nobilis”, in Sermoni tedeschi, a cura di M.Vannini, Adelphi, Torino 1985, p.243.
PROGRAMMA DEL CONVEGNO
Saluti:
• Associazione culturale "Officina Ortona";
• Amministrazione del comune di Ortona;
Interventi:
•Francesco Girasante;
Facoltà di Architettura di Pescara.
Responsabile del seminario tecnico scientifico sugli involucri lapidei;
•Luigi Cavallari;
Facoltà di Architettura di Pescara.
Presidente del corso di laurea in Tecniche del Costruire;
•Ludovico Micara;
Facoltà di Architettura di Pescara.
Presidente del corso di laurea in Architettura;
•Giovanni Vaccarini;
Architetto.
Progettista dell’ampliamento del cimitero di Ortona;
•Margherita Fellegara;
Architetto.
Funzionario del settore urbanistica del comune di Ortona;
Coordina:
Domenico Potenza;
Facoltà di Architettura di Pescara. Responsabile del seminario tecnico scientifico sugli involucri lapidei.
Versuch eines Ausblicks in die Zukunft è l'appello che Ferdinand Ebner rivolge ai lettori dei suoi Fragmente nell'autunno del 1929 e che Nunzio Bombaci propone nella presente edizione italiana (Morcelliana, 2009), accompagnata da una prefazione di Silvano Zucal. La riflessione di Ebner muove da una considerazione storico-critica sulla rilevanza filosofica della grande guerra, che viene additata come la testimonianza peggiore della «bancarotta culturale e morale dell’uomo europeo». continua qui
Intervista ad Andrea Fiamma, presidente dell’associazione culturale “Officina Ortona”.
Quando e come è nata l’Associazione?
«L’associazione Officina Ortona nasce ufficialmente lo scorso anno, il 7 novembre 2008, grazie alla cooperazione e all’energia di alcuni ragazzi ortonesi, uniti dall’interesse verso la nostra bella città. In effetti possiamo dire che l’associazione nasce non tanto da una decisione o da un evento, ma da un “sentire comune“, da una voglia di partecipazione attiva alla crescita di Ortona, anzitutto dal punto di vista culturale e artistico. In particolar modo ci premeva . . .
Tu dicevi giustamente che questi autori medioevali sono più "cristiani" di quanto un formalismo filosofico come il mio possa evidenziare, mi piacerebbe quindi ravvvivare se ti va la questione chiedendoti in poche parole cosa intendi per "cristiano", e da qui partire!Un suggerimento che posso darti è quello di stare attento a Deleuze, perchè anch'egli, come tutti, legge la storia della filosofia secondo determinate direttive; il passo che hai citato mi sembra fortemente discutibile, almeno nel passaggio in cui assimila Cusano e Bruno a Spinoza, quasi che si creassero delle "scale" preparatorie a Spinoza. E' vero che Spinoza legge Bruno e, di conseguenza, Cusano, ma, ancora un volta, legge questi autori da una lente particolare. Non conosco bene Spinoza perciò non so se ha avuto modo di leggere Cusano direttamente o solo tramite la mediazione di Bruno; ammettendo questa seconda ipotesi come vera, ad esempio, il Cusano di Spinoza sarebbe un Cusano davvero molto lontano "dall'originale", perchè sarebbe figlio di una lettura (particolare) che si basa sui dati Bruniani. Devi inoltre contare che il Cusano di Bruno è parziale e di scarsa aderenza filosofica anche perchè tra i due sono passati ben 100 anni, nei quali gli scritti del Cusano hanno avuto una sorte travagliata (non mi sembra il caso di parlarne in questa sede). Dal tuo canto è lecito appoggiare la lettura di Deleuze ma quando accenni a Cusano e Bruno o a qualsiasi altro autore citato da Deleuze, devi tener presenti le varie lenti.
Quanto scrivi sull'immanentizzazione della sostanza è vero, anche se a mio avviso è un modo errato di intendere l'incarnazione per questi autori, che sono molto più "cristiani" di quanto non sembri.Credo sia importante separare la questione filosofica dell'essere dall'Incarnazione in quanto tale. Certo, l'incarnazione indubbiamente "avvicina", mettiamola così, Dio all'uomo, ma questo non deve esser confuso con la "distanza" tra il Principio e l'Essere perchè Dio non è = a Principio così come Essere non è = a uomo. Bisogna saper distinguere. Essere Cristiano per il mistico - e concludo - significa esser Cristo stesso: sequela Christi. Nulla a che fare con l'Essere. Se poi vogliamo parlare dell'apparato dottrinale e filosofico che sorregge tale sequela Christi allora dobbiamo affronatre il neoplatonismo, ma questa è, per l'appunto, una visione filosofica che ha certamente a che fare con l'immediatezza e la naturalità con la quale i mistici hanno assunto il messaggio Cristiano, ma non è determinante per "dirsi" Cristiani o meno. Grazie.
La natura umana non è un semplice “contratto” da ricondurre ad Unum; l’esistenza non è semplicemente un “contratto” qualsiasi nell’universo, un nulla che al nulla deve tornare, ma ha valore di per sé. La vita è pertanto un dono stupendo, di cui l’uomo dispone per un tratto di strada e per una breve sezione di tempo. Il compito dell’homo viator è allora quello di rendere la propria vita degna d’essere vissuta, utilizzando la libertà concessagli per dirigersi verso Dio e non verso il male; perché dirigersi verso Dio, rendersi simile a lui, capace di vederlo, è per l’uomo la realizzazione compiuta della propria essenza umana e la massima fonte di felicità e beatitudine. La visio dei umana acquisisce allora tutta una rilevanza etica fondamentale e non rimane aggrappata al mero ambito teoretico. Non stupisce allora come la via non sia indicata tanto da dei precetti teoretici né da concetti, bensì sia tracciata dall’esempio vivo del Cristo, della seconda persona della Trinità incarnatasi in questo mondo.
da Andrea Fiamma, Commento al De visione Dei, cap. 8.1